Il volto ambiguo della ricchezza

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La storia del cristianesimo, per molti versi, è un tutt’uno con la storia della povertà e delle sue antinomie.

L’autore entra in questo delicato e affascinante argomento, particolarmente caro ai Padri della Chiesa, attraverso un’accurata analisi dei testi agostiniani che commentano l’episodio evangelico del giovane ricco.

Il volto ambiguo della  ricchezza. Agostino e l’episodio del giovane ricco, Armando, Roma 2006, p. 144, € 14, scientia, 88-6081-034-2

Recensioni

L’Osservatore Romano del 10 gennaio2007

L’autore collezione tutti i testi presenti negli scritti di s. Agostino a proposito dell’episodio evangelico del giovane ricco, che richiesto di dare tutti i suoi beni, non seguì il consiglio di Gesù (Mt 19,16-29, riferito anche da Mc 10,17-30 e Lc 18, 18-30). Agostino si serve della pericope di matteo per arrivare a delle coclusioni che, raccolte e filtrate da Luigi manca, rilevano un progetto cristiano di vita. Il problema del rapporto dei cristiani con i beni di consumo venne affrontato sin dalle origini in relazione al guadagno e alla condivisione. Il celebre volumetto di Clemente Alessandrino “Quale ricco si salverà” costituì quasi un manuale per l’istruzione dei cristiani in merito a ricchezza e povertà. Tali questioni fecero nascere nella Chiesa dei Padri anche movimenti pauperistici. Agostino, intellettuale convertitosi alla fede cristiana vissuta nella Chiesa cattolica, apportò alla questione diversi contributi: la ricchezza non è da criticatre di per sé; ciò che si dà al bisognoso sarà restituito in cielo dal povero. Anche la povertà non è fine a se stessa, ma in relazione al modo di vivere del cristiano che si accontenta di vivere senza inutili sfarzi. I beni della Chiesa appartengono ai poveri (ep. 83,2; 104,2,5), i Vescovi ne sono solo gli amministratori (ep. 185,8,35-36). Quanto a lui creò possibilità di aiuto per prostitute e combattenti nell’arena (en in ps 46,5; ser. Lambot 28); alloggio per i fuggiaschi dopo l’invasione di Roma (Ser 81,9); scrisse lettere di protesta a favore dei coloni costretti a pagare due volte le tasse (epp. 251; 247). La natura dei beni di consumo infine è di servire a chi ne ha bisogno, il proprietario ne è pertanto il custode più che il padrone. Fu questo uno dei grandi principi di etica sociale portati nel mondo antico dai padri della Chiesa. Agostino chiese nuove leggi criticando quelle esistenti che provocavano situazioni di miseria. Nel 401 l’episcopato africano, spinto da Agostino, chiese la reintroduzione della persona giuridica del “defensor pauperum”. Quanto agli aspetti più personali, per Agostino i veri poveri sono gli umili (ep. 140,27,66). I cristiani tra di loro sono poveri e compagni di povertà (ep. 185,8,35). Nella vita bisogna temere la povertà morale piuttosto che quella economica (ep. 104,2,6). A chi esercitava l’amore per la prassi dell’elemosina suggeriva poi di farla con oculatezza e cartà perché non risultasse inutile (ep. 83,3). (Vittorino Grossi).

Avvenire del 28 Dicembre 2006

I soldi allontanano da Dio ? Per i ricchi è sempre impossibile “passare dalla cruna dell’ago”? Per essere veri cristiani bisogna vivere nell’indigenza? La risposta a queste domande, nonostante alcune immagini radicate nel pensiero comune, non è per forza “sì”: la ricchezza, se usata e non “sfruttata”, può essere un mezzo per la salvezza, può essere orientata, cioè, al bene.A questa consapevolezza approda l’ultimo libro di don Luigi Manca, docente alla Facoltà teologica pugliese e direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose di Lecce, dal titolo emblematico di Il volto ambiguo della ricchezza. Agostino e l’episodio evangelico del giovane ricco (Armando Editore, Roma 2006, 144 pagine, 14 euro).In molti nella storia del cristianesimo hanno tentato di avventurarsi nell’intricato e delicato tema del rapporto tra povertà e ricchezza così come tratteggiato nei Vangeli. In pochi ci sono riusciti, lasciando un’eredità viva che ha continuato ad ispirare le generazioni lungo i secoli. Tra questi gioielli preziosi del pensiero cristiano si colloca anche l’opera di Agostino, che rende il racconto dell’incontro tra il giovane ricco e Gesù un punto di riferimento per la catechesi e la predicazione, riservandogli spazio in diversi scritti come i Sermones, i Tractatus in Ioannis evangelium e l’Enarrationes in Psalmos.L’episodio che il santo d’Ippona prende nella versione del Vangelo di Matteo (19,16-29)- è presente anche negli altri due Vangeli sinottici- ricorre almeno una cinquantina di volte negli scritti agostiniani. Un dato che la dice lunga sull’importanza ad esso attribuito. Manca non si accontenta, però, di una semplice enumerazione: da essi, infatti, dopo averli commentati, fa sgorgare una riflessione che ne mette in luce tutti gli aspetti più attuali, come il rapporto tra vita, vita eterna e vita felice, o l’obbligo di dare ai poveri, o l’”effetto” di quel racconto nell’esperienza della Chiesa.Si scopre così che “il desiderio di ricchezza è radicato nel cuore dell’uomo” e va “accompagnato dalla conoscenza di ciò che è il massimo bene: Dio. E le ricchezze terrene non potranno mai prendere il suo posto. Esse però- conclude Manca-, se condivise con i più poveri, possono diventare il mezzo per raggiungere il vero bene”. (Matteo Liut)

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